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Hezbollah colpisce una chiesa cristiana in Libano, ma la vera minaccia per Israele arriva dai droni kamikaze

L’ennesima escalation lungo il confine tra Israele e Libano si è consumata nella notte tra giovedì e venerdì, quando alcuni razzi lanciati da Hezbollah hanno colpito la chiesa ortodossa di San Giorgio nel villaggio cristiano di Marjaayoun, nel Libano meridionale. Secondo quanto riferito dalle Forze di difesa israeliane (Idf), i militari non stavano conducendo operazioni nell’area circostante il luogo di culto al momento dell’attacco. L’esercito ha inoltre diffuso immagini e filmati che mostrano sia il lancio dei razzi sia il successivo impatto sull’edificio religioso, accompagnati da fotografie che documentano i danni riportati dalla struttura. Per Israele, l’episodio rappresenta l’ennesima dimostrazione di come Hezbollah continui a mettere a rischio la popolazione civile libanese, colpendo anche aree abitate da comunità cristiane. Ma dietro l’attacco alla chiesa si nasconde una minaccia ben più ampia che sta modificando gli equilibri sul campo di battaglia: la crescente efficacia dell’arsenale di droni impiegato dal movimento sciita sostenuto dall’Iran. Negli ultimi mesi Hezbollah ha infatti compiuto un salto qualitativo significativo nelle proprie capacità operative. I suoi combattenti utilizzano sempre più frequentemente droni esplosivi con visuale in prima persona (FPV), sistemi di osservazione notturna e tecnologie avanzate che consentono di individuare e colpire obiettivi con una precisione sempre maggiore. Secondo fonti militari israeliane, questi velivoli senza pilota hanno ormai superato i missili anticarro come principale minaccia per le truppe dispiegate sul fronte settentrionale.
Gli attacchi di Hezbollah con i droni
I numeri evidenziano la portata del problema. Dall’entrata in vigore del fragile cessate il fuoco tra Israele e Libano, avvenuta ad aprile, sette degli undici soldati israeliani uccisi sarebbero morti proprio a causa di attacchi condotti con droni. Una statistica che ha acceso un intenso dibattito politico e militare all’interno dello Stato ebraico.Nei filmati diffusi da Hezbollah compaiono droni FPV che prendono di mira veicoli militari israeliani, in particolare i serbatoi del carburante. Si tratta di una tattica ampiamente utilizzata nel conflitto tra Russia e Ucraina, dove i piccoli velivoli kamikaze vengono impiegati per provocare esplosioni devastanti e massimizzare i danni. Il gruppo sciita avrebbe inoltre iniziato a utilizzare sistematicamente visori notturni, ampliando le proprie capacità operative anche nelle ore buie.L’evoluzione tecnologica di Hezbollah arriva in un momento particolarmente delicato sul piano diplomatico. Mentre Washington e Teheran discutono una possibile intesa regionale, l’Iran continua a chiedere che qualsiasi accordo includa la cessazione delle ostilità in Libano. Israele, al contrario, punta a mantenere la libertà di azione contro Hezbollah e considera il gruppo una minaccia ancora pienamente attiva. Le difficoltà incontrate dalle forze israeliane hanno alimentato le critiche nei confronti del governo guidato da Benjamin Netanyahu. Esponenti della maggioranza, membri dell’opposizione e residenti delle comunità del nord del Paese chiedono da settimane una risposta più dura contro Hezbollah. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir è arrivato a invitare pubblicamente il premier a confrontarsi direttamente con il presidente americano Donald Trump per ottenere maggiore libertà operativa. Sotto questa pressione, Netanyahu ha annunciato l’intensificazione delle operazioni militari in Libano. «Stiamo intensificando la nostra operazione in Libano», ha dichiarato il premier, sostenendo che l’esercito sta ampliando la propria presenza sul terreno e occupando ulteriori posizioni strategiche. Parallelamente, Israele sta investendo nello sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche per contrastare i droni esplosivi. Secondo gli esperti militari, tuttavia, il problema non riguarda soltanto le capacità di Hezbollah, ma anche alcune vulnerabilità delle difese israeliane. Diversi analisti sostengono che Israele non abbia tratto sufficienti insegnamenti dalla guerra in Ucraina, dove i droni hanno rivoluzionato il modo di combattere. In numerosi video diffusi dal gruppo sciita compaiono mezzi militari parcheggiati in aree scarsamente protette, munizioni lasciate allo scoperto e sistemi di copertura giudicati insufficienti.
Particolarmente preoccupante per Israele è l’impiego di droni controllati attraverso cavi in fibra ottica. Secondo fonti della sicurezza, circa l’80 per cento dei velivoli utilizzati da Hezbollah sfrutta questa tecnologia, risultando di fatto immune alle tradizionali contromisure elettroniche e ai sistemi di disturbo impiegati dalle forze armate. Le Forze di difesa israeliane affermano di aver già adottato misure correttive, installando reti protettive, modificando le procedure operative e intensificando l’addestramento delle truppe. Allo stesso tempo, l’esercito ha identificato come obiettivi prioritari i siti di produzione e lancio dei droni nel Libano meridionale e sostiene di aver eliminato alcuni degli operatori specializzati del gruppo. Nonostante ciò, la minaccia continua a crescere. Un soldato israeliano impegnato nel sud del Libano ha raccontato che Hezbollah ha iniziato recentemente a utilizzare i droni anche durante la notte, costringendo le unità a limitare gli spostamenti e a proteggere mezzi e armamenti con reti mimetiche, una soluzione ormai comune sui campi di battaglia ucraini. Mentre i raid israeliani proseguono e il numero delle vittime in Libano continua ad aumentare, l’attacco contro la chiesa di Marjaayoun assume un significato che va oltre il danno simbolico inflitto a un luogo di culto cristiano. L’episodio evidenzia infatti come il conflitto stia entrando in una nuova fase, caratterizzata dall’uso massiccio di tecnologie a basso costo ma ad alto impatto operativo. Una trasformazione che rischia di rendere ancora più instabile uno dei fronti più delicati del Medio Oriente.
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