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Ucraina, la controffensiva nel Sud-Est rallenta Mosca: guerra lunga, perdite altissime e partita ancora aperta

Il nuovo slancio delle forze ucraine nel quadrante sud-orientale sta mettendo sotto pressione l’avanzata russa, dimostrando che Kiev conserva capacità operative significative mentre il conflitto entra nel suo quinto anno. Con i colloqui sponsorizzati dal presidente Donald Trump in fase di stallo, il Cremlino ha tentato di accreditare l’idea di una vittoria ormai segnata. Tuttavia come scrive il Wall Street Journal, i numeri raccontano una realtà più complessa: secondo una recente valutazione del Center for Strategic and International Studies (CSIS) e di diversi apparati europei di difesa e intelligence, le perdite russe avrebbero superato il milione tra morti e feriti, mentre le offensive sul terreno procedono a ritmi minimi, talvolta limitati a poche decine di metri al giorno.
Sul campo, l’esercito ucraino ha smentito le dichiarazioni trionfalistiche di Mosca. Dopo aver respinto le forze russe in ampie aree attorno a Kupyansk, nel nord-est, Kiev ha recuperato anche diversi centri nella regione di Zaporizhia. Operazioni che hanno incrinato la narrazione di un’avanzata inarrestabile. Contestualmente la strategia ucraina si muove su più piani: attacchi in profondità contro obiettivi militari, pressione sulle rotte marittime e un sistema sanzionatorio occidentale che incide sui ricavi energetici russi. Il greggio Urals, fondamentale per finanziare lo sforzo bellico del Cremlino, viene oggi scambiato con uno sconto marcato rispetto al Brent internazionale, complice anche il sequestro di petroliere della cosiddetta “flotta ombra” e le pressioni statunitensi su Paesi importatori come l’India. Secondo Seth Jones, responsabile del programma Difesa e Sicurezza del CSIS, Vladimir Putin starebbe cercando intese economiche con Washington per spingere gli Stati Uniti a ridurre il sostegno a Kiev o a favorire concessioni territoriali. «È un punto di svolta in una guerra che l’esercito russo non riesce a vincere sul piano decisivo», ha osservato. Le stime del CSIS parlano di circa 1,2 milioni di perdite militari russe, di cui oltre 325 mila caduti. Numeri superiori a quelli ucraini, anche se Kiev fatica a sua volta a rimpiazzare uomini e mezzi. Il comandante in capo ucraino, Oleksandr Syrskyi, ha dichiarato che Mosca non sarebbe in grado di compensare le perdite entro il 2025.
Negli ultimi mesi la Russia avrebbe arruolato tra 30 e 35 mila soldati al mese, ma il flusso di nuovi effettivi non basterebbe a colmare l’aumento di morti e feriti. Anche secondo il maggiore generale Pekka Turunen, Mosca continua a reclutare più di Kiev, ma emergono segnali di rallentamento.Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riconosciuto 55 mila caduti tra le proprie file. La carenza di fanteria spinge l’Ucraina a fare largo uso di droni esplosivi e artiglieria per contenere le spinte russe. Ma le operazioni offensive richiedono numeri maggiori rispetto alla difesa, e questo rappresenta un limite strutturale. In vista dell’anniversario dell’invasione su larga scala, il ministro britannico delle Forze armate Alistair Carns ha sottolineato come la Russia abbia perso migliaia di carri armati e veicoli corazzati, oltre a una parte consistente della propria flotta nel Mar Nero, in un conflitto contro un Paese privo di marina militare significativa. Come sottolinea il WSJ, le avanzate russe, in alcune direttrici, risultano più lente perfino rispetto alla Battaglia della Somme nella Prima guerra mondiale. A Chasiv Yar, nel Donetsk, l’esercito di Mosca avrebbe guadagnato poco più di dieci chilometri con una media di circa 15 metri al giorno. Nel 2025, secondo fonti occidentali, la Russia avrebbe conquistato meno dell’1% del territorio ucraino.
La nuova fase: contrattacchi mirati
Nel settore di Zaporizhia, Kiev ha lanciato azioni tattiche per sfruttare vulnerabilità nelle linee russe. I militari ucraini sostengono di aver approfittato di difficoltà di comunicazione dopo la disattivazione dei terminali Starlink utilizzati dalle forze russe. Zelensky ha parlato di circa 115 miglia quadrate recuperate; le stime britanniche ridimensionano la cifra a circa 39 miglia quadrate riconquistate in due settimane nei pressi di Huliaipole. L’obiettivo, spiegano gli ufficiali ucraini, non sarebbe l’espansione territoriale immediata, ma costringere Mosca a spostare riserve da altri settori del fronte. Le truppe russe continuano ad avanzare soprattutto con piccoli gruppi di infiltrazione, squadre leggere che si muovono sotto copertura di artiglieria e droni. Una tattica che comporta perdite elevate e un controllo fragile delle aree occupate.
La guerra dei droni e il nodo energia
Nel 2025 Mosca aveva ottenuto un vantaggio nei droni a medio raggio, in particolare con il modello Molniya, capace di colpire linee di rifornimento oltre i 48 chilometri. L’uso di terminali Starlink di contrabbando aveva esteso ulteriormente la portata operativa, aggirando parte delle contromisure elettroniche ucraine. La recente disattivazione del servizio ha però ridotto l’intensità degli attacchi, secondo fonti militari ucraine, riequilibrando temporaneamente il confronto tecnologico. Sul piano economico, la pressione sul settore petrolifero rappresenta una leva decisiva. «Fino a poco tempo fa l’economia russa appariva solida, con entrate e PIL in crescita. Oggi il quadro è cambiato», ha osservato Janis Kluge dell’Istituto tedesco per gli affari internazionali e la sicurezza. Il conflitto, insomma, resta bloccato in una logorante guerra di posizione. Progressi limitati per Mosca, contrattacchi selettivi per Kiev, costi umani ed economici enormi per entrambi. E una trattativa politica che, per ora, non riesce a trasformare lo stallo militare in una via d’uscita diplomatica.
