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Mosca rafforza il sostegno a Teheran: intelligence, droni e satelliti al servizio della guerra nel Golfo

Secondo fonti informate sui fatti, la Russia avrebbe accelerato in modo significativo lo scambio di informazioni sensibili e la cooperazione militare con l’Iran, mettendo a disposizione immagini satellitari e tecnologie avanzate per i droni. L’obiettivo sarebbe quello di facilitare le operazioni offensive di Teheran contro le forze statunitensi dispiegate in Medio Oriente. La strategia del Cremlino appare chiara: consolidare il proprio principale partner regionale nella sfida contro Stati Uniti e Israele, prolungando al contempo un conflitto che produce vantaggi sia sul piano militare sia su quello economico. Tra gli strumenti forniti figurano componenti aggiornati dei droni Shahed, modificati per migliorare capacità di comunicazione, navigazione e precisione nel puntamento. Non solo: Mosca avrebbe trasferito anche il proprio know-how maturato nel conflitto ucraino, offrendo indicazioni operative su modalità d’impiego, numero di velivoli da utilizzare e altitudini ottimali per gli attacchi. A rivelarlo sarebbero diverse fonti, tra cui un alto funzionario dell’intelligence europea.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la collaborazione si estenderebbe anche alla condivisione di dati sulla posizione delle forze statunitensi e dei loro alleati nella regione. Nelle fasi iniziali del conflitto, questa cooperazione avrebbe registrato un’accelerazione, culminata recentemente nella consegna diretta a Teheran di immagini satellitari ad alta risoluzione, secondo quanto riferito da un ufficiale e da un diplomatico mediorientale. Gli analisti sottolineano come questo tipo di assistenza ricalchi da vicino il modello di supporto fornito negli ultimi anni da Stati Uniti ed Europa all’Ucraina. Nel Golfo Persico, si ritiene che il contributo russo abbia avuto un ruolo nei recenti attacchi iraniani contro sistemi radar statunitensi, tra cui un apparato di allerta precoce del sistema THAAD in Giordania, oltre a obiettivi situati in Bahrein, Kuwait e Oman. Le immagini satellitari rappresentano un elemento chiave: consentono infatti di monitorare con precisione movimenti e caratteristiche degli obiettivi, sia terrestri che navali, migliorando l’identificazione dei bersagli prima dell’attacco e permettendo una valutazione accurata dei danni successivi. «Se i dati forniti includono dettagli su velivoli specifici, depositi di munizioni, sistemi di difesa aerea o movimenti navali, il loro valore operativo per l’Iran sarebbe significativo», ha spiegato Jim Lamson, ricercatore al King’s College di Londra ed ex analista della CIA esperto di forze armate iraniane. Secondo fonti ufficiali, le informazioni messe a disposizione da Mosca derivano da una rete di satelliti militari gestita dalle Forze aerospaziali russe (VKS), struttura centrale nell’apparato di intelligence del Paese.
Sul campo, i risultati sembrano evidenti: rispetto al conflitto dello scorso anno, Teheran avrebbe migliorato la propria efficacia nel colpire obiettivi statunitensi e dei Paesi del Golfo. Le operazioni iraniane si basano su schemi ormai consolidati, che prevedono l’impiego di droni per saturare le difese radar, seguiti da attacchi missilistici mirati. Una tattica che, secondo gli esperti, riproduce fedelmente i modelli operativi adottati dalla Russia in Ucraina. Dal fronte americano arrivano però smentite. L’inviato speciale Steve Witkoff ha riferito che Mosca avrebbe negato qualsiasi coinvolgimento diretto nel supporto operativo agli attacchi iraniani. Una posizione condivisa, almeno in parte, anche dall’ex presidente Donald Trump, secondo cui l’eventuale assistenza russa sarebbe comunque limitata. La Casa Bianca, dal canto suo, minimizza l’impatto di eventuali aiuti esterni. «Nessun sostegno straniero ha inciso sul nostro successo operativo», ha dichiarato la portavoce Olivia Wales, sottolineando come le forze statunitensi abbiano colpito oltre 7.000 obiettivi e distrutto più di 100 unità navali iraniane, riducendo drasticamente la capacità offensiva di Teheran.
Nonostante l’assenza di un’alleanza militare formale, Russia e Iran mantengono un rapporto strategico consolidato. Mosca resta uno dei principali fornitori militari di Teheran, e le relazioni tra i due Paesi si sono rafforzate ulteriormente dopo l’invasione dell’Ucraina. Negli ultimi anni sono stati istituiti tavoli congiunti e gruppi di lavoro per lo scambio di competenze nel settore della difesa, accompagnati da visite reciproche e programmi di addestramento condivisi. La Russia ha inoltre contribuito allo sviluppo del programma satellitare iraniano, lanciando uno dei più recenti sistemi in orbita. Un elemento chiave di questa cooperazione resta il ruolo dei droni Shahed. Teheran li ha forniti a Mosca per l’impiego in Ucraina, dove sono stati utilizzati su larga scala. Secondo Kiev, la Russia avrebbe impiegato oltre 57.000 unità dall’inizio del conflitto.Successivamente, Mosca ha avviato la produzione interna di questi sistemi, migliorandone precisione e resistenza alle contromisure elettroniche. Parte di queste innovazioni sarebbe oggi condivisa con l’Iran.
Tuttavia, il sostegno russo resta condizionato da diversi fattori, tra cui l’impegno militare in Ucraina e la cautela del Cremlino nel non compromettere i rapporti con Washington. Nonostante ciò, l’assistenza fornita, seppur limitata, rappresenta un elemento rilevante per la capacità operativa iraniana. Sul piano geopolitico, il conflitto offre a Mosca anche alcuni vantaggi indiretti. La pressione sulle risorse militari statunitensi, in particolare sugli intercettori destinati alla difesa aerea ucraina, e l’aumento dei prezzi energetici legato alle tensioni nello Stretto di Hormuz favoriscono infatti l’economia russa, fortemente dipendente dalle esportazioni di idrocarburi. Resta però il rischio di un rovesciamento del regime iraniano, scenario che rappresenterebbe un duro colpo per gli interessi del Cremlino. Nonostante il dialogo con Washington, Mosca continua infatti a considerare gli Stati Uniti un rivale strategico. «È anche un modo per restituire agli Stati Uniti ciò che hanno fatto in Ucraina, fornendo supporto di intelligence a un loro avversario», ha spiegato al WSJ Samuel Charap, esperto di politica russa alla Rand Corporation.
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