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Mamdani in difficoltà a New York: crolla la luna di miele con la città

Secondo quanto ricostruisce il Wall Street Journal, per Zohran Mamdani la fase della luna di miele con New York sembra essersi bruscamente interrotta. All’inizio dell’estate il nuovo sindaco appariva politicamente lanciatissimo: aveva dato seguito all’impegno di aumentare il prelievo fiscale sui cittadini più facoltosi, era riuscito a mostrare il peso della propria rete politica sostenendo tre candidati progressisti poi eletti al Congresso e aveva perfino celebrato i New York Knicks consegnando loro le chiavi della città dopo la vittoria elettorale. A distanza di poche settimane, tuttavia, il quadro è diventato decisamente più complicato. Come riferisce il Wall Street Journal, una parte crescente dell’opinione pubblica newyorkese mostra insofferenza nei confronti del sindaco, soprattutto per le sue posizioni fortemente critiche verso Israele e per gli attacchi rivolti al mondo degli affari. Parallelamente, alcuni dei progetti simbolo annunciati durante la campagna elettorale stanno incontrando ostacoli politici, amministrativi e giudiziari. Tra questi spicca la controversa imposizione fiscale sugli appartamenti di lusso utilizzati come seconde abitazioni, la cui introduzione si è trasformata in un problema per l’amministrazione.
La battuta d’arresto più recente è arrivata proprio sul terreno giudiziario. Un magistrato ha temporaneamente fermato la nuova tassa dopo il ricorso presentato da un gruppo di residenti, tra i quali figura anche una persona che aveva sostenuto politicamente Mamdani. I ricorrenti contestano soprattutto le modalità con cui il municipio ha messo in pratica il provvedimento. L’amministrazione ha reagito presentando immediatamente appello, circostanza che ha sospeso automaticamente gli effetti dell’ordinanza, ma le critiche espresse dal giudice sulla gestione dell’intera operazione hanno rappresentato comunque un duro colpo politico per il sindaco. Al centro della controversia c’è anche la decisione del Comune di rendere disponibile sul web un database contenente più di 900.000 proprietà immobiliari. Soltanto una parte degli immobili elencati potrebbe effettivamente rientrare nell’applicazione della nuova imposta. Contemporaneamente sono state spedite comunicazioni a circa 17.000 proprietari, avvertendoli della possibilità di essere assoggettati al nuovo tributo. Tra i destinatari figurano però anche persone che sostengono di vivere stabilmente a New York da molti anni e che, pertanto, ritengono di essere state coinvolte erroneamente.
Nel corso dell’udienza di lunedì, il giudice Wayne Ozzi ha contestato l’opportunità di diffondere una lista di dimensioni tanto vaste, osservando che una simile iniziativa potrebbe aver provocato inquietudine, disagio e confusione tra i cittadini coinvolti. Lo stesso magistrato ha riconosciuto l’esistenza di errori nell’operato dell’amministrazione, sottolineando che il municipio avrebbe potuto effettuare controlli più accurati prima di spedire migliaia di notifiche. Sulla vicenda è intervenuto anche Donald Trump. Il presidente, che nei primi mesi dell’anno aveva mostrato un atteggiamento sorprendentemente cordiale nei confronti del giovane sindaco, martedì ha annunciato che Washington sta esaminando quali strumenti giuridici possano eventualmente essere utilizzati dal governo federale contro la nuova imposizione fiscale. Trump ha descritto l’iniziativa come un «pericoloso esperimento politico». Mamdani, socialista democratico alla guida della città da quasi otto mesi, conserva comunque un consistente sostegno all’interno del proprio elettorato. D’altra parte, osserva il Wall Street Journal, il raffreddamento dell’entusiasmo iniziale non rappresenta un fenomeno eccezionale per un’amministrazione appena insediata: governare una metropoli complessa come New York inevitabilmente espone un sindaco a problemi e compromessi molto diversi dalle promesse formulate durante una campagna elettorale.
Secondo Juan Carlos Polanco, analista politico e docente alla University of Mount Saint Vincent, nel caso di Mamdani le normali oscillazioni di popolarità risultano però amplificate dalla rapidità della sua ascesa. In pochissimo tempo è passato dall’essere una figura relativamente poco conosciuta a diventare il vincitore della corsa per City Hall e un personaggio seguito anche fuori dagli Stati Uniti. Proprio questa velocità ha alimentato dubbi sulla sua esperienza amministrativa. Polanco ritiene che Mamdani possa essere destinato a sperimentare in maniera particolarmente accentuata l’alternanza tra successi e difficoltà, proprio perché è arrivato alla guida della città senza una lunga esperienza esecutiva alle spalle. La preoccupazione di una parte dei newyorkesi, secondo il professore, deriva dalla necessità di verificare sul campo se il sindaco possieda gli strumenti necessari per amministrare una macchina pubblica enorme e complessa come quella della principale metropoli americana.
Zohran Mamdani nega le difficoltà
City Hall respinge però l’immagine di un’amministrazione in difficoltà. Una portavoce di Mamdani ha ricordato le iniziative adottate recentemente per sostenere l’attività economica, citando la semplificazione di alcune procedure burocratiche destinate alle piccole imprese e la costituzione di un organismo consultivo dedicato al settore produttivo. Il municipio rivendica inoltre la riparazione di oltre 170.000 buche, l’estensione dei servizi universali per l’infanzia e il riequilibrio delle finanze cittadine nonostante un disavanzo iniziale quantificato in 12 miliardi di dollari. L’amministrazione sostiene inoltre che New York abbia raggiunto livelli minimi record per omicidi e altri reati violenti. Secondo la portavoce, questi risultati dimostrerebbero concretamente l’efficienza dell’azione municipale: conti pubblici rimessi sotto controllo senza trasferire nuovi costi sulla generalità dei cittadini, interventi per contenere il costo della vita, maggiore tutela per lavoratori e consumatori e mantenimento dei principali servizi pubblici.I problemi, tuttavia, non riguardano soltanto il rapporto con gli elettori o con il mondo imprenditoriale. Anche all’interno del Partito democratico e del Consiglio comunale stanno emergendo attriti sempre più evidenti. Oswald Feliz, consigliere del Bronx che aveva sostenuto Mamdani nella corsa a sindaco, ha recentemente attaccato l’amministrazione per non aver destinato risorse sufficienti a un progetto per una corsia riservata agli autobus lungo un’importante strada del suo distretto. Feliz ha accusato City Hall di aver destinato alla zona risorse insufficienti, osservando che quartieri economicamente più forti riuscirebbero invece a ottenere investimenti analoghi con maggiore facilità. Altri consiglieri, riferisce ancora il Wall Street Journal citando persone informate sulla vicenda, sarebbero irritati dal metodo utilizzato da Mamdani per alcune nomine amministrative. Il sindaco avrebbe reso pubblici i nomi di candidati destinati a incarichi che richiedono il via libera del Consiglio prima che quest’ultimo avesse avuto la possibilità di esaminarli. Le precedenti amministrazioni, secondo le stesse fonti, concedevano invece ai consiglieri il tempo necessario per effettuare le proprie valutazioni prima dell’annuncio ufficiale.
Con il mondo della finanza rapporti tesi
Particolarmente difficile rimane il rapporto con Wall Street e con la fascia più benestante della popolazione. Mamdani era arrivato a City Hall con relazioni già tese con il mondo finanziario, ma la controversia sulla tassazione delle seconde abitazioni di pregio ha ulteriormente irrigidito il confronto. A irritare alcuni proprietari è stato anche il tono scelto dal sindaco sui social network, dove aveva invitato i possessori di immobili interessati dal provvedimento a controllare la propria posta perché stavano per ricevere le comunicazioni relative al nuovo tributo. Mamdani ha inoltre sostituito diversi dirigenti d’azienda che sedevano nell’organismo consultivo del Mayor’s Fund to Advance New York City, struttura filantropica che gestisce risorse per milioni di dollari e che storicamente ha rappresentato anche uno dei canali di dialogo tra City Hall, grandi costruttori e protagonisti dell’economia cittadina. Il sindaco ha presentato il cambiamento come il simbolo dell’avvio di una fase completamente nuova.
La rottura con la comunità ebraica
Un altro fronte particolarmente delicato riguarda i rapporti con la numerosa comunità ebraica newyorkese. Le ripetute prese di posizione di Mamdani contro il governo israeliano hanno provocato crescente allarme tra diversi esponenti ebraici, che ritengono il clima cittadino sempre più problematico. La tensione è aumentata ulteriormente dopo la pubblicazione, il mese scorso, di un video nel quale il sindaco riconosceva di non poter realizzare la promessa elettorale di disporre l’arresto del premier israeliano Benjamin Netanyahu, ma continuava a definirlo un criminale di guerra e chiedeva alle autorità federali di intervenire. Il rabbino Ammiel Hirsch, presidente del New York Board of Rabbis, ha descritto il deterioramento dei rapporti come significativo. Mamdani, da parte sua, ribadisce che l’antisemitismo non avrà mai spazio nella città e insiste sul fatto di considerarsi il rappresentante di tutti i newyorkesi, compresi gli appartenenti alle comunità ebraiche. Lunedì il sindaco ha incontrato un gruppo di rabbini proprio per ascoltare e discutere le loro preoccupazioni.
La balla dei trasporti gratis
Le difficoltà investono infine un’altra promessa centrale della campagna elettorale: rendere gratuito il servizio degli autobus. L’idea ha provocato tensioni con la Metropolitan Transportation Authority, responsabile della rete metropolitana e degli autobus. Il presidente dell’MTA, Janno Lieber, ha sostenuto che il continuo dibattito sulla futura gratuità del trasporto pubblico starebbe producendo conseguenze indesiderate, contribuendo a convincere alcuni passeggeri a non pagare già oggi il biglietto. Lieber ha insistito sul fatto che parlare ripetutamente di autobus gratuiti finisce inevitabilmente per modificare il comportamento di una parte dell’utenza. Mamdani ha replicato riconoscendo l’esistenza di divergenze tra lui e il vertice dell’MTA, ma ha sottolineato che entrambi condividono almeno un obiettivo: aumentare la velocità e l’efficienza del servizio. Il quadro tracciato dal Wall Street Journal restituisce dunque l’immagine di un sindaco arrivato al potere sull’onda di aspettative enormi e oggi costretto a confrontarsi con i limiti concreti dell’amministrazione. Le controversie fiscali, gli scontri con il mondo economico, le tensioni con esponenti democratici, le preoccupazioni della comunità ebraica e le difficoltà nel trasformare alcune promesse elettorali in provvedimenti effettivamente applicabili stanno sottoponendo Mamdani al primo vero esame della sua esperienza a City Hall. Dopo l’ascesa rapidissima che lo ha trasformato in una figura politica conosciuta ben oltre New York, per il sindaco è cominciata la fase più difficile: dimostrare che il successo elettorale può tradursi anche in capacità di governo.
