
Alla fine tutto ciò che sono riusciti a trovare è stato semplicemente un altro Khamenei

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Iran, Mojtaba Khamenei nuovo leader supremo: il regime costruisce la “mitologia del martirio” dopo la morte del padre

Secondo il Wall Street Journal, l’establishment religioso iraniano sta trasformando l’uccisione di Ali Khamenei in un simbolo di martirio per rafforzare la legittimità del figlio Mojtaba e consolidare il potere del regime.
Mentre Mojtaba Khamenei – del quale non si hanno più notizie pubbliche dal 28 febbraio – assume almeno formalmente la guida dell’Iran, l’apparato clericale della Repubblica islamica sta costruendo una potente narrazione politica e religiosa attorno alla morte del padre, l’ayatollah Ali Khamenei. L’uccisione dell’ex Guida Suprema durante i bombardamenti attribuiti a Israele e Stati Uniti viene presentata come un martirio per l’Islam sciita, mentre il figlio viene descritto come il naturale erede della missione di resistenza della Repubblica islamica. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la strategia comunicativa del regime punta a mobilitare la base religiosa iraniana in un momento di forte tensione con l’Occidente. In un messaggio pubblico diffuso dopo la nomina di Mojtaba, Hassan Khomeini – nipote del fondatore della Repubblica islamica Ruhollah Khomeini – ha espresso «le sue condoglianze per il martirio del suo amato padre, che è stato un modello di jihad e sacrificio». La retorica adottata dalle autorità iraniane richiama i pilastri simbolici dello sciismo: martirio, resistenza e sacrificio. Il messaggio è chiaro: Mojtaba Khamenei non viene presentato soltanto come un successore politico, ma come il continuatore di una tradizione religiosa e rivoluzionaria. Questo processo di legittimazione assume particolare importanza perché Mojtaba Khamenei non è considerato unanimemente una figura religiosa di primo piano. Pur avendo studiato nei seminari sciiti e mantenendo stretti rapporti con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e con l’apparato di sicurezza dello Stato, molti osservatori ritengono che la sua autorità teologica sia limitata. La sua nomina, inoltre, entra in tensione con uno dei principi storicamente rivendicati dalla Repubblica islamica: il rifiuto del potere ereditario, considerato una caratteristica delle monarchie non islamiche. La successione da padre a figlio ha quindi sollevato interrogativi anche all’interno del clero sciita.La morte di Ali Khamenei rappresenta tuttavia un elemento che il regime sta cercando di trasformare in una risorsa politica. L’ex leader supremo è stato ucciso il 28 febbraio durante bombardamenti contro Teheran. Nello stesso contesto sarebbero morti anche la madre, la moglie e uno dei figli di Mojtaba.
«Mojtaba trarrà beneficio dal fatto che suo padre è stato ucciso da Netanyahu e Trump. Si può già vedere la mitologia che si sta costruendo attorno a questa vicenda», ha spiegato al Wall Street Journal Eskandar Sadeghi-Boroujerdi, esperto di Iran dell’Università di St. Andrews. La costruzione simbolica ruota attorno al concetto di martirio, centrale nella tradizione sciita. Il riferimento principale è la morte dell’Imam Hussein, nipote del profeta Maometto, ucciso nel VII secolo nella battaglia di Karbala dopo aver rifiutato di giurare fedeltà a un sovrano che aveva ereditato il potere. Da allora il sacrificio di Hussein è diventato uno dei miti fondativi dell’identità sciita. Secondo gli analisti, il regime iraniano sta cercando di inserire la morte di Ali Khamenei in questa tradizione simbolica. Anche il fatto che l’ex Guida Suprema sia stata uccisa insieme ai membri della sua famiglia durante il mese sacro del Ramadan viene utilizzato per rafforzare la narrazione del sacrificio. I media statali hanno iniziato a definire Mojtaba con il termine «Jaambaz del Ramadan», espressione usata per indicare i veterani di guerra feriti in combattimento. Il nuovo leader sarebbe infatti rimasto ferito durante gli stessi bombardamenti.
«Per molti versi oggi Mojtaba incarna la storia di Karbala. Questo ha un significato molto profondo nella società iraniana, anche tra coloro che non sono particolarmente religiosi», ha spiegato al Wall Street Journal Narges Bajoghli, docente alla Johns Hopkins University e studiosa delle dinamiche del potere iraniano.Il sostegno ufficiale al nuovo leader è stato rafforzato da una dichiarazione di un consiglio di alti ecclesiastici che ha promesso fedeltà «con il sangue puro dei martiri dell’Islam» e ha giurato obbedienza a Mojtaba «come i compagni di Karbala giurarono fedeltà al loro padrone».
I media statali hanno diffuso immagini di manifestazioni di sostegno in diverse città del Paese. A Zanjan, nel nord dell’Iran, migliaia di persone hanno partecipato a raduni pubblici scandendo lo slogan «Siamo i tuoi seguaci, Seyyed Mojtaba», utilizzando un titolo onorifico che indica un discendente del profeta Maometto. Mohammad Mokhber, ex vicepresidente iraniano, ha definito Mojtaba «lo specchio completo del nostro leader martirizzato», sostenendo che il suo legame familiare con le vittime degli attacchi rappresenta «una medaglia d’onore». La Guida Suprema occupa la posizione più potente del sistema politico iraniano. È capo dello Stato, comandante in capo delle forze armate e massima autorità religiosa del Paese, oltre a esercitare una forte influenza su un vasto apparato economico e istituzionale. Da anni Mojtaba Khamenei era considerato uno dei principali candidati alla successione. Per decenni ha operato nell’ombra all’interno dell’ufficio del padre, costruendo una rete di relazioni con i Pasdaran, con la Forza Quds e con i servizi di intelligence. Secondo Hamdi Malik, ricercatore del Washington Institute citato dal Wall Street Journal, l’ascesa di Mojtaba non è improvvisa ma il risultato di una lunga strategia di consolidamento del potere.«Non ha passato decenni a costruire uno stato profondo all’interno dell’Iran attraverso l’IRGC e le altre istituzioni chiave solo per cedere tutto a qualcun altro», ha spiegato. Resta tuttavia aperta la questione della sua legittimità religiosa. La Guida Suprema deve essere un mujtahid, cioè un religioso capace di emettere interpretazioni giuridiche dell’Islam. Pur avendo studiato con diversi ayatollah, lo status teologico di Mojtaba rimane oggetto di discussione. Negli ultimi anni alcuni ambienti religiosi hanno iniziato a riferirsi a lui con il titolo di ayatollah, segnale di un possibile tentativo di consolidare la sua autorità.Secondo diversi osservatori, il sistema politico iraniano si sta progressivamente allontanando dalla dimensione teologica originaria del potere. «Il concetto di velayat-e faqih si è trasformato nel tempo: da principio teologico a forma di leadership politica, soprattutto nella contrapposizione con Stati Uniti e Israele», ha spiegato Bajoghli. In questo quadro, la figura di Mojtaba Khamenei appare sempre più come il simbolo di una nuova fase del regime: meno legata all’autorità religiosa tradizionale e sempre più fondata su apparati militari, sicurezza interna e mobilitazione ideologica.
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