
In tre minuti Plus:Trump vuole dichiarare la fine della guerra #iran
In tre ⏰ minuti Plus: Chi vincerà le elezioni in Israele?

rassegna stampa di 3 minuti - stefano piazza
Il panorama politico israeliano si conferma frammentato alla vigilia delle prossime elezioni, con i sondaggi che delineano uno scenario di incertezza. Al centro della contesa, la figura di Gadi Eisenkot, ex Capo di Stato Maggiore, emerge come potenziale forza trainante, posizionandosi in testa nelle intenzioni di voto. La sua ascesa, sebbene significativa, non prefigura tuttavia una vittoria netta o una facile formazione di governo.
Il Likud, pur rappresentando una forza consolidata, si trova in affanno rispetto ai picchi del passato, faticando a contrastare l’avanzata del blocco più centrista guidato da Eisenkot. Il dato cruciale e più problematico è che, nonostante le preferenze espresse, nessuno dei due schieramenti principali – né quello trainato da Eisenkot né il fronte conservatore e religioso riconducibile al Likud – appare in grado di raggiungere la soglia dei 61 seggi necessaria per formare una maggioranza di governo stabile alla Knesset.
Questo equilibrio precario prospetta una fase di complessi negoziati post-elettorali, dove la formazione di un esecutivo richiederà compromessi ardui e la potenziale inclusione di partiti minori e ultra-ortodossi con agende specifiche. Lo spettro di una prolungata instabilità politica, o persino di nuove elezioni in assenza di un accordo, aleggia dunque sulla scena israeliana, con evidenti ripercussioni sulla sicurezza regionale e sulla capacità di Tel Aviv di proiettare una chiara visione strategica in un Medio Oriente sempre più volatile.
