
Usa sequestrano un’altra petroliera «russa» (LV 10.01.2026)

I Pasdaran sono in massima allerta. Spari sulla folla e migliaia di arresti (LV 11.01.2026)
Agguato al generale Alekseyev a Mosca: l’ombra di una resa dei conti interna ai servizi russi

Un alto ufficiale dell’intelligence militare russa, figura chiave degli apparati di sicurezza di Mosca, è ricoverato in gravissime condizioni dopo essere stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco all’interno di un edificio residenziale della capitale. A renderlo noto è stato il Comitato investigativo russo, che ha parlato di un’aggressione mirata riconducibile all’ennesimo attacco contro un esponente di primo piano delle forze armate dall’inizio del conflitto in Ucraina. Il tenente generale Vladimir Alekseyev è stato ferito nelle prime ore di venerdì. Secondo le autorità, l’assalitore è riuscito a fuggire subito dopo l’attacco. Fonti Telegram vicine agli ambienti della sicurezza riferiscono che l’ufficiale sarebbe stato colpito alla schiena, mentre l’emittente statale RT ha descritto il suo quadro clinico come estremamente critico. Dal Cremlino è arrivata la conferma che il presidente Vladimir Putin viene costantemente aggiornato sull’evoluzione delle indagini. Alekseyev, pluridecorato e vice direttore dell’intelligence militare (GRU) dal 2011, rappresenta uno dei volti più influenti dell’intelligence militare russa, struttura accusata da governi occidentali di aver condotto all’estero operazioni clandestine, tentativi di omicidio e azioni di sabotaggio. Il direttore dell’agenzia, Igor Kostyukov, è stato recentemente coinvolto nei negoziati legati al conflitto ucraino, colloqui che finora non hanno prodotto risultati significativi. Nato in Ucraina, Alekseyev ha avuto un ruolo centrale nella pianificazione delle campagne militari russe sia in Siria sia sul fronte ucraino, contribuendo nel tempo a consolidare l’architettura di potere del Cremlino. Durante la crisi del giugno 2023, quando il capo della compagnia paramilitare Wagner, Yevgeny Prigozhin, guidò una colonna armata verso Mosca, Alekseyev intervenne pubblicamente invitando i mercenari a fermarsi per scongiurare una guerra interna. In quelle ore fu inviato a Rostov sul Don, dove Wagner aveva occupato il quartier generale militare, per tentare una mediazione diretta con Prigozhin. Un video di quei momenti lo ritrae mentre ironizza sull’ipotesi che il leader della milizia potesse “portare con sé” l’allora ministro della Difesa Sergej Šojgu e il capo di Stato maggiore Valerij Gerasimov, indicati da Prigozhin come responsabili delle difficoltà sul campo. Nonostante i suoi storici rapporti con Wagner, Alekseyev venne fermato dopo il fallimento dell’ammutinamento e successivamente rilasciato. Come scrive il Wall Street Journal secondo persone informate sui fatti, sarebbe stato temporaneamente sospeso e sottoposto a monitoraggio, restando escluso dai successivi contatti diplomatici con rappresentanti statunitensi e ucraini.
L’agguato contro Alekseyev si inserisce in una lunga sequenza di attacchi contro figure di vertice dell’apparato militare russo. Dall’inizio della guerra, diversi tentativi di eliminazione mirata sono andati a segno. Lo scorso dicembre, un generale è rimasto ucciso quando un ordigno collocato sotto il suo veicolo è esploso mentre si dirigeva al lavoro a Mosca. Le autorità russe attribuirono l’operazione a Kiev, che non rilasciò commenti. Sempre nel dicembre 2024, i servizi di sicurezza ucraini rivendicarono l’uccisione del tenente generale Igor Kirillov, responsabile di un’unità specializzata nella protezione contro minacce chimiche, radiologiche e biologiche. Kirillov perse la vita a seguito dell’esplosione di uno scooter imbottito di esplosivo nelle strade innevate della capitale. L’Ucraina è inoltre sospettata di essere coinvolta nell’eliminazione di un importante esperto russo di missilistica, di un ex parlamentare ucraino filorusso e di un noto blogger nazionalista favorevole alla guerra. Nel 2022, secondo valutazioni delle agenzie di intelligence statunitensi, Kiev sarebbe stata responsabile anche dell’attentato che costò la vita a Daria Dugina, figlia dell’influente ideologo dell’estrema destra russa Alexander Dugin . «In tempo di guerra è evidente che comandanti e specialisti di alto livello diventino obiettivi sensibili», ha dichiarato alla stampa il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Secondo analisti occidentali, Kiev utilizza da tempo azioni mirate contro figure chiave dell’apparato militare e del fronte interno russo per compensare lo squilibrio di forze rispetto a un esercito più numeroso e meglio equipaggiato. Alla luce di questi elementi, l’attacco contro Alekseyev appare sempre meno riconducibile a una semplice operazione ostile esterna. Il suo passato, i rapporti consolidati con Wagner, il ruolo svolto nel momento più critico dell’ammutinamento di Prigozhin e la successiva marginalizzazione indicano una traiettoria che lo colloca nel mirino di equilibri interni profondamente deteriorati. Non un bersaglio casuale, ma un nodo sensibile di una rete di potere che, dalla metà del 2023, è entrata in una fase di resa dei conti. La guerra ha scoperchiato rivalità mai sanate tra intelligence, vertici militari e apparati politici, trasformando il sistema di sicurezza russo in un campo minato fatto di sospetti, dossier incrociati e vendette differite. In questo contesto, eliminare – o tentare di eliminare – Alekseyev significa colpire una figura che sapeva troppo, che aveva visto troppo e che rappresentava un collegamento diretto tra mondi oggi in conflitto aperto. Più che un atto di terrorismo o un’azione di guerra attribuibile a Kiev, l’agguato assume così i contorni di un segnale interno: un messaggio indirizzato a chi, dentro lo Stato, ha attraversato linee rosse invisibili. Un avvertimento che racconta una Russia in cui il fronte più instabile non è quello ucraino, ma quello che si consuma all’interno delle sue stesse strutture di potere, dove il conflitto non si combatte con i carri armati, ma con il silenzio, l’eliminazione selettiva e la paura.
@riproduzione riservata
