
In tre ⏰ minuti: Cina, Russia e Iran: l’asse che aggira le sanzioni
L’asse delle sanzioni aggirate: la Cina alimenta la resilienza militare di Russia e Iran

La guerra in Ucraina e il conflitto che coinvolge l’Iran appaiono sempre meno come crisi separate. A unirli è una rete di scambi energetici, forniture tecnologiche e rotte logistiche protette, nella quale Russia, Iran e Cina svolgono ruoli differenti ma complementari. Mosca e Teheran si scambiano armi, componenti ed esperienza operativa; Pechino garantisce invece profondità economica e industriale, sostenendo indirettamente entrambi i Paesi attraverso l’acquisto di petrolio e l’esportazione di prodotti a duplice uso, formalmente civili ma impiegabili anche nella produzione militare.Secondo un documento di un governo europeo ottenuto da NBC News e verificato da un funzionario occidentale, la Russia starebbe inviando all’Iran componenti per droni, munizioni e tritolo attraverso il Mar Caspio. Le forniture consentirebbero a Teheran di ricostituire almeno in parte le scorte danneggiate dai raid aerei statunitensi e israeliani, rafforzando una capacità produttiva già sottoposta a forti pressioni. Se confermato, il trasferimento mostrerebbe anche un significativo rovesciamento dei rapporti: dopo aver ricevuto dall’Iran droni Shahed, tecnologie e assistenza per avviare la produzione russa dei Geran, Mosca restituirebbe oggi materiali e competenze maturate durante anni di impiego intensivo sul campo di battaglia ucraino.Il Caspio rappresenta il corridoio ideale per questa cooperazione. Come osservano i media ucraini che hanno rilanciato la notizia, il bacino è sottoposto alla giurisdizione esclusiva dei cinque Stati rivieraschi: Russia, Iran, Kazakistan, Turkmenistan e Azerbaigian. Le navi militari di Paesi esterni, comprese quelle statunitensi e alleate, non possono accedervi legalmente. Le unità mercantili possono inoltre spegnere i transponder del sistema automatico di identificazione, rendendo più difficile seguirne movimenti, soste e carichi. La rotta permette così di evitare completamente Hormuz e gli altri passaggi marittimi nei quali Washington e i suoi alleati possono esercitare capacità di sorveglianza o interdizione.Quello caspico non è però un circuito esclusivamente militare. Merci civili, cereali e prodotti industriali condividono porti e infrastrutture con carichi potenzialmente strategici. È proprio questa sovrapposizione a rendere efficace la logistica dual use: una catena commerciale regolare può nascondere componenti elettronici, motori, batterie, macchinari e materiali energetici destinati a programmi militari. Le stesse infrastrutture che garantiscono la continuità degli scambi economici possono quindi sostenere la ricostruzione degli arsenali iraniani o alimentare la produzione bellica russa.
In questo sistema la Cina occupa una posizione centrale, pur evitando generalmente di presentarsi come fornitore diretto di armamenti
Dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, le esportazioni cinesi hanno aiutato l’industria russa a compensare almeno in parte l’isolamento dai mercati occidentali. Microelettronica, macchine utensili, dispositivi ottici, motori, batterie e parti per velivoli senza pilota possono avere applicazioni civili perfettamente legittime. Tuttavia, gli stessi prodotti possono essere integrati in droni, missili, sistemi di puntamento, apparati di comunicazione e linee di produzione militare. Secondo analisi del CSIS, i rapporti tecnico-militari con Cina, Iran e Corea del Nord hanno contribuito ad attenuare la pressione esercitata dalla guerra e dalle sanzioni sull’apparato industriale russo. Il carattere frammentato delle forniture complica l’applicazione delle restrizioni. Non è sempre necessario esportare un drone completo: bastano servomotori, unità di navigazione, microcontrollori, antenne, sensori, apparati per la trasmissione dei dati o macchinari destinati alla lavorazione dei materiali. Aziende di dimensioni ridotte, intermediari e società registrate in diverse giurisdizioni possono modificare descrizioni doganali, destinazioni e acquirenti finali. Pechino sostiene di applicare i controlli sulle esportazioni in conformità alle proprie leggi e agli obblighi internazionali, ma componenti provenienti dall’ecosistema industriale cinese continuano a emergere nelle filiere russe e iraniane.Il contributo cinese all’Iran non si limita alla tecnologia. Attraverso l’acquisto di grandi quantità di greggio iraniano, spesso commercializzato con sconti e mediante circuiti finanziari e marittimi opachi, la Cina garantisce a Teheran entrate in valuta pregiata. Sono risorse fondamentali per un’economia sottoposta a sanzioni: permettono di finanziare importazioni, sostenere l’apparato statale e acquistare componenti o macchinari destinabili anche ai programmi missilistici e dei droni. Colpire le sole fabbriche non elimina dunque la capacità iraniana di rigenerarsi, se rimangono disponibili sia il denaro del petrolio sia l’accesso alla vasta base manifatturiera cinese. La Commissione economica e di sicurezza Usa-Cina ha sottolineato come il sostegno economico e tecnologico di Pechino contribuisca a preservare le esportazioni petrolifere iraniane e l’accesso di Teheran alle tecnologie dual use. Si delinea così un circuito triangolare. La Cina compra il petrolio iraniano e fornisce a Iran e Russia beni industriali e componenti; l’Iran ha trasferito a Mosca droni e conoscenze produttive; la Russia, dopo aver adattato e migliorato quei sistemi attraverso l’esperienza maturata in Ucraina, può ora inviare a Teheran parti, esplosivi e munizioni. Non si tratta necessariamente di un’alleanza militare formalizzata o di una catena di comando comune. È piuttosto una convergenza di interessi che aumenta la capacità dei tre Paesi di assorbire sanzioni, perdite e interruzioni logistiche. Il vero punto debole delle strategie occidentali emerge proprio qui. Le sanzioni sono costruite soprattutto per bloccare singole imprese, navi o categorie di prodotti, mentre la cooperazione tra Russia, Iran e Cina funziona come un ecosistema adattabile. Una società sanzionata può essere sostituita, un componente occidentale può lasciare spazio a un equivalente cinese e una rotta controllata può essere aggirata attraverso il Caspio. Finché Pechino continuerà a offrire mercato al petrolio iraniano e profondità industriale alle filiere dual use, e finché Mosca e Teheran potranno scambiarsi materiali ed esperienza attraverso corridoi difficili da sorvegliare, la pressione militare ed economica occidentale rischierà di produrre danni significativi, ma non certo duraturi.
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