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Sanzioni Usa contro Iran: scatta il D-Day economico

Dopo giorni di minacce e avvertimenti, per Teheran è arrivato quello che Washington definisce il «D-Day economico». Le nuove sanzioni Usa contro Iran rappresentano, nelle intenzioni dell’amministrazione americana, un passaggio decisivo nella strategia di pressione sulla Repubblica islamica. Ad annunciare la nuova offensiva finanziaria è stato il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, che ha anticipato misure economiche definite senza precedenti. La stretta, secondo quanto spiegato dall’esponente dell’amministrazione di Donald Trump, potrebbe avere conseguenze anche per i Paesi che continueranno a mantenere rapporti economici e commerciali con Teheran.
Sanzioni Usa contro Iran, Washington alza la pressione
Intervistato dal Financial Times, Bessent ha descritto l’imminente pacchetto di misure come la più importante offensiva finanziaria mai condotta dagli Stati Uniti contro un avversario.
L’obiettivo dichiarato è ridurre drasticamente le risorse economiche a disposizione della Repubblica islamica, colpendo i canali finanziari e commerciali ancora utilizzati da Teheran.
I dettagli delle nuove sanzioni Usa contro Iran dovrebbero essere annunciati nelle prossime ore. Washington vuole contemporaneamente convincere gli altri governi a interrompere i legami economici con la Repubblica islamica.
Secondo Bessent, i Paesi che sceglieranno di prendere le distanze dall’Iran potrebbero ottenere vantaggi nei rapporti con gli Stati Uniti e con il sistema finanziario internazionale. Tra questi, un accesso più favorevole ai capitali globali, una maggiore fiducia nei mercati nazionali e migliori prospettive economiche.
Il richiamo alla Conferenza di Teheran del 1943
Per sottolineare la portata della nuova strategia, Bessent ha richiamato simbolicamente la Conferenza di Teheran del 1943, durante la quale Franklin D. Roosevelt, Winston Churchill e Josif Stalin discussero anche i preparativi dell’offensiva alleata che avrebbe portato allo sbarco in Normandia.
Il riferimento al «D-Day» vuole quindi indicare, secondo Washington, l’ingresso in una fase decisiva dello scontro con la Repubblica islamica. Questa volta, tuttavia, il confronto si svolge soprattutto sul terreno economico e finanziario.
Bessent ha inoltre sostenuto che gli Stati Uniti sarebbero rimasti per lungo tempo sostanzialmente soli nel tentativo di esercitare la massima pressione su Teheran.
Rial debole e inflazione, la strategia di Trump
Secondo l’amministrazione Trump, le misure adottate fino a oggi avrebbero già provocato un forte deterioramento dell’economia iraniana.
Washington sostiene che il rial abbia raggiunto livelli di debolezza senza precedenti e che l’inflazione abbia continuato a crescere. L’obiettivo americano è aumentare ulteriormente questa pressione per ridurre la capacità economica del regime. Per Bessent, uno dei principali strumenti ancora a disposizione dell’Iran è rappresentato dai rapporti con quei Paesi che continuano a considerare il dialogo e gli scambi commerciali come un mezzo per evitare un’escalation. Proprio questi governi potrebbero ora diventare uno dei bersagli indiretti della nuova politica statunitense.
Washington avverte anche i partner di Teheran
Il messaggio americano è chiaro: continuare a garantire una sponda economica alla Repubblica islamica potrebbe comportare conseguenze nei rapporti con gli Stati Uniti e con il sistema finanziario internazionale. La strategia punta quindi a trasformare progressivamente l’isolamento economico dell’Iran in una scelta obbligata anche per i suoi partner commerciali. Bessent ha collegato la questione anche alla lotta al terrorismo, sostenendo che offrire sostegno economico a realtà considerate terroristiche dagli Stati Uniti potrebbe condurre a un crescente isolamento internazionale. La nuova offensiva economica arriva mentre resta molto delicata la situazione negli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb.Il traffico commerciale continua a essere fortemente ridotto in entrambe le aree. Nel Golfo Persico, i pasdaran hanno inoltre ribadito che le navi che non rispetteranno le procedure stabilite saranno sottoposte a severe restrizioni. Lo Stretto di Hormuz rimane uno dei punti più sensibili della crisi. Attraverso questo passaggio transita una quota rilevante del commercio energetico mondiale e qualsiasi interruzione prolungata potrebbe produrre conseguenze sui mercati internazionali.
Oman e Pakistan tentano la mediazione
Parallelamente alle nuove sanzioni Usa contro Iran, continua però il lavoro diplomatico.
Il ministro degli Esteri dell’Oman, Sayyid Badr Albusaidi, dovrebbe recarsi a Teheran martedì per proseguire il confronto con le autorità iraniane sul futuro dello Stretto di Hormuz. A confermare la missione è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei. Baghaei ha inoltre annunciato l’arrivo a Teheran del capo dell’esercito pakistano. Il Pakistan ha assunto nelle ultime settimane un ruolo di interlocuzione tra Stati Uniti e Iran nel tentativo di mantenere aperto un canale diplomatico. Si muovono quindi contemporaneamente due strategie. Da una parte Washington aumenta la pressione economica con nuove sanzioni e minaccia conseguenze anche per chi continuerà a commerciare con Teheran. Dall’altra Oman e Pakistan cercano di impedire un ulteriore aggravamento della crisi.Al centro rimane Hormuz, destinato a essere ancora una volta uno dei principali terreni di confronto tra Stati Uniti e Repubblica islamica.
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