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Hamas, i documenti segreti: così Sinwar pianificò la guerra regionale con Hezbollah prima del 7 ottobre

Per Yahya Sinwar il 7 ottobre non avrebbe dovuto rappresentare soltanto l’inizio dell’offensiva di Hamas contro Israele, ma il detonatore di una guerra regionale destinata a coinvolgere contemporaneamente Hezbollah, le milizie filo-iraniane e altri attori dell’«Asse della Resistenza». È quanto emerge da una serie di documenti esaminati dall’Istituto Amit per la ricerca sul terrorismo e l’intelligence, che ricostruiscono anni di contatti tra Hamas e Hezbollah e mostrano la strategia elaborata dal leader dell’organizzazione palestinese prima dell’attacco. Le carte, pubblicate dal giornalista Doron Kadosh dell’emittente israeliana Galei Tzahal, raccontano come Sinwar avesse illustrato a Hassan Nasrallah un ventaglio di possibili scenari militari. Non esisteva un unico piano operativo: il capo di Hamas aveva predisposto diverse opzioni, tutte accomunate dall’obiettivo di costringere Israele a combattere su più fronti attraverso un’azione coordinata con i partner regionali sostenuti dall’Iran.
Tra le ipotesi avanzate figuravano anche versioni più limitate dell’offensiva, nelle quali Hezbollah avrebbe partecipato solo in parte alle operazioni. Un elemento, però, non cambiava mai. Oltre ai fronti di Gaza e del Libano, Sinwar riteneva essenziale aprire un nuovo teatro di guerra lungo il confine con la Giordania, convinto che un attacco proveniente da più direzioni avrebbe messo in seria difficoltà l’apparato militare israeliano. I documenti mostrano che questa strategia era già stata delineata nel giugno del 2022. In quel periodo Sinwar proponeva un’invasione coordinata del territorio israeliano attraverso la Siria e la Giordania, nella convinzione che la dispersione delle forze israeliane su diversi fronti avrebbe aumentato le possibilità di successo dell’operazione. La corrispondenza tra i leader delle due organizzazioni rivela inoltre che Nasrallah accolse favorevolmente quelle proposte. Il segretario generale di Hezbollah le definì uno «scenario realistico e realizzabile» e spiegò di voler sottoporre il progetto alla Guida Suprema iraniana Ali Khamenei per ottenerne l’approvazione. Nonostante il coinvolgimento politico di Teheran, le bozze operative non prevedevano un ingresso diretto dell’Iran nel conflitto: la Repubblica islamica avrebbe mantenuto un ruolo esterno, lasciando ai propri alleati regionali il compito di combattere.
Secondo gli analisti dell’Istituto Amit, gli incontri con Nasrallah rafforzarono progressivamente la convinzione di Sinwar che Hezbollah fosse ormai pronto a una guerra totale contro Israele. Il leader di Hamas interpretò quei segnali come la prova che il movimento sciita avrebbe aperto un secondo fronte fin dalle prime ore dell’offensiva. Questa convinzione emerge chiaramente anche dalle riunioni interne di Hamas. Nel giugno del 2023, davanti all’ufficio politico dell’organizzazione a Gaza, Sinwar dichiarò: «Negli ultimi mesi siamo riusciti a far uscire Hezbollah e gli iraniani dalla loro mentalità di “deterrenza psicologica” che esisteva dal 2006 nella Dahieh. Ora gli iraniani e Hezbollah sono pronti…». Per gli autori del rapporto, quelle parole dimostrano quanto il leader palestinese fosse persuaso che i propri alleati fossero ormai disponibili a uno scontro aperto con Israele.
L’ottimismo di Sinwar aumentò ulteriormente nell’agosto dello stesso anno.
Circa sei settimane prima dell’attacco del 7 ottobre, intervenendo davanti al Consiglio della Shura di Hamas, affermò: «Siamo certi che, se scoppierà la grande battaglia strategica, a Dio piacendo, si apriranno molti fronti contro questo nemico». Una convinzione che, col senno di poi, si sarebbe rivelata errata. Mentre Sinwar descriveva uno scenario ormai maturo per una guerra regionale, gli apparati di intelligence di Hamas formulavano infatti valutazioni molto più prudenti. Un rapporto riservato dell’intelligence militare metteva in guardia dall’esistenza di una persistente «barriera psicologica» all’interno di Hezbollah, sostenendo che il gruppo libanese non fosse ancora realmente disposto ad affrontare una guerra totale contro Israele. Un giudizio che contrastava apertamente con quello del leader dell’organizzazione.
Sinwar, tuttavia, ignorò quelle valutazioni
Fino all’ultimo rimase convinto che Nasrallah avrebbe rispettato gli accordi raggiunti e avrebbe dato il via a una massiccia offensiva nel momento stesso in cui Hamas avesse lanciato il proprio attacco. Il rapporto ricostruisce anche quanto avvenne all’alba del 7 ottobre. Alle 6.29, pochi minuti dopo l’inizio dell’offensiva, Sinwar inviò un messaggio a Nasrallah nel quale si scusava per non aver comunicato preventivamente l’ora esatta dell’operazione e chiedeva un intervento immediato. «Chiediamo supporto e assistenza», scriveva il leader di Hamas, invitando Hezbollah ad «affrettarsi e partecipare… a bombardamenti missilistici concentrati… e a iniziare una grande offensiva di terra». Secondo la ricostruzione, pubblicata per la prima volta dal giornalista israeliano Ben Caspit, il progetto prevedeva di trasformare rapidamente l’attacco di Hamas in una guerra regionale, aprendo il fronte settentrionale quasi in contemporanea con quello della Striscia di Gaza.
Hezbollah si sfilo’ all’ultimo momento
Ma i fatti seguirono un percorso diverso. Hezbollah non entrò immediatamente nel conflitto e non lanciò l’offensiva su larga scala che Sinwar riteneva ormai certa. Il movimento sciita iniziò le proprie operazioni soltanto il giorno successivo e mantenne per mesi un livello di coinvolgimento limitato, evitando l’apertura di una guerra totale lungo il confine settentrionale di Israele. Secondo gli autori dello studio, proprio in questo scarto tra le aspettative di Sinwar e le decisioni assunte da Hezbollah si trova una delle chiavi per comprendere quanto accadde dopo il 7 ottobre. Il leader di Hamas aveva costruito la propria strategia sulla convinzione che l’attacco avrebbe automaticamente innescato una mobilitazione simultanea di tutti i membri dell’Asse della Resistenza. Quell’effetto domino, però, non si verificò.L’analisi conclude che, se Hezbollah avesse realmente messo in pratica il piano discusso con Hamas nei mesi precedenti, Israele avrebbe dovuto affrontare un’offensiva molto più ampia e coordinata. La scelta del movimento libanese di limitare il proprio intervento avrebbe quindi impedito che il conflitto degenerasse fin dall’inizio in un attacco su vasta scala contro le comunità israeliane della Galilea, con conseguenze che gli stessi analisti definiscono potenzialmente ancora più devastanti.
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