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Iran, Mojtaba Khamenei nuovo leader supremo: il regime costruisce la “mitologia del martirio” dopo la morte del padre
Alla fine tutto ciò che sono riusciti a trovare è stato semplicemente un altro Khamenei

La nomina di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, alla guida suprema dell’Iran rappresenta molto più di una semplice successione al vertice della Repubblica islamica. La scelta segnala infatti che il sistema di potere di Teheran non intende cambiare rotta nonostante le fortissime pressioni militari, economiche e politiche che arrivano sia dall’esterno sia dall’interno del Paese. L’ascesa del nuovo leader, da anni considerato vicino al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, conferma il predominio dell’ala più dura del regime. Le componenti riformiste e moderate, già marginalizzate negli ultimi anni, risultano ormai completamente escluse dai centri decisionali. Tutto lascia prevedere che il 56enne Mojtaba Khamenei adotterà una linea di aperto scontro con l’Occidente, in continuità con l’impostazione politica del padre. Come scrive il Wall Street Journal «la decisione appare anche come una sfida diretta alle pressioni esercitate da Washington». Il presidente statunitense Donald Trump aveva infatti dichiarato nei giorni scorsi che la nomina del figlio di Khamenei alla guida del Paese sarebbe stata «inaccettabile». Tuttavia Teheran ha proceduto ugualmente, dimostrando di non voler accettare interferenze esterne nella scelta della propria leadership. Secondo diversi analisti, la successione conferma l’incapacità strutturale del sistema politico iraniano di riformarsi.
Il nuovo leader ha subito ricevuto il sostegno delle principali strutture di potere del Paese. La Guardia Rivoluzionaria e le forze armate iraniane hanno giurato fedeltà alla nuova guida suprema, mentre i media statali hanno riferito che, poco dopo la nomina, l’Iran ha lanciato una nuova ondata di missili contro Israele. La scelta di procedere rapidamente alla designazione della guida suprema ha avuto anche un forte valore simbolico. Israele aveva infatti dichiarato che avrebbe preso di mira chiunque fosse stato nominato alla guida del Paese. Nonostante questo rischio, il regime ha voluto dimostrare alla popolazione e alla comunità internazionale che le strutture di potere continuano a funzionare. Secondo Ali Larijani, figura di primo piano del Consiglio per la sicurezza nazionale, Mojtaba Khamenei sarebbe stato «formato alla scuola della leadership», crescendo politicamente sotto l’influenza diretta del padre. Per molti anni il nuovo leader è rimasto lontano dai riflettori, mantenendo un profilo pubblico molto discreto. Tuttavia i suoi legami con la Guardia Rivoluzionaria sono noti da tempo. Durante la guerra tra Iran e Iraq negli anni Ottanta prestò servizio nelle forze legate ai Pasdaran, sviluppando rapporti con figure che in seguito sarebbero diventate centrali nell’apparato di sicurezza del regime. Il ruolo dei Pasdaran è stato determinante anche nella repressione delle opposizioni interne. Le strutture di sicurezza hanno guidato negli anni numerose operazioni contro movimenti di protesta e dissidenti politici, consolidando il controllo del sistema di potere.
La nomina di Mojtaba Khamenei segna inoltre un passaggio senza precedenti nella storia della Repubblica islamica: per la prima volta la carica di guida suprema passa di fatto da padre a figlio. Un meccanismo che appare in evidente contrasto con i principi originari della rivoluzione del 1979, quando i fondatori del regime denunciarono il carattere dinastico della monarchia dello scià. La Guida Suprema rappresenta la massima autorità politica e religiosa dell’Iran. Il ruolo comprende il comando delle forze armate, il controllo della magistratura e una vasta influenza sull’intero sistema istituzionale. La carica è a vita e ha anche una forte dimensione simbolica per la comunità sciita nel mondo. Mojtaba Khamenei eredita un Paese attraversato da una profonda crisi. L’Iran è impegnato in uno scontro militare con Israele e subisce una pressione costante da parte degli Stati Uniti, mentre le tensioni con diversi Paesi del Golfo restano elevate dopo attacchi contro infrastrutture energetiche e aeroportuali della regione.

Sul fronte interno la situazione non è meno complessa. L’economia iraniana è stata duramente colpita da anni di sanzioni internazionali legate al programma nucleare, mentre il malcontento sociale è cresciuto in modo significativo. Solo pochi mesi fa le proteste contro il governo sono state represse con estrema durezza dalle forze di sicurezza, provocando migliaia di vittime. Proprio questa combinazione di crisi economica, pressione internazionale e repressione interna mostra, secondo diversi osservatori, la rigidità del sistema politico iraniano. «Il sistema non è in grado di riformarsi nonostante le massicce pressioni esterne e interne», ha spiegato al Wall Street Journal l’esperto Saeid Golkar. «Alla fine tutto ciò che sono riusciti a trovare è stato semplicemente un altro Khamenei».
Maryam Rajavi, presidente eletta della Resistenza iraniana per il periodo di transizione che porterà al trasferimento della sovranità al popolo iraniano ha cosi’ commentato la nomina di Mojtaba Khamenei : «Questa sera il potere assoluto del clero (Velayat-e Faqih) si è di fatto trasformato in una monarchia ereditaria ponendo Mojtaba Khamenei sul trono. Ma non potrà salvare la nave ormai naufragata del fascismo religioso. Ancora una volta questo regime, proprio come la dittatura monarchica nel 1979, è privo di credibilità e di legittimità agli occhi del popolo iraniano.Si tratta dell’ennesimo furto e della nuova usurpazione della sovranità della repubblica del popolo iraniano, dimostrando ancora una volta che una vipera non può generare una colomba. Per oltre tre decenni Mojtaba Khamenei, al fianco di suo padre, è stato tra i principali architetti della repressione, dell’esportazione del fondamentalismo e del terrorismo, nonché del saccheggio delle ricchezze del popolo iraniano. Di fatto, da tempo ha già agito come successore de facto del padre.Egli è responsabile dei massacri e della repressione delle rivolte popolari, del controllo delle risorse e dell’economia del Paese e del saccheggio sistematico delle ricchezze nazionali, imponendo le forme più dure di oppressione e sfruttamento alla maggioranza degli iraniani, in particolare alle donne e alle classi lavoratrici e più povere, tra cui infermieri, insegnanti, operai, agricoltori e pensionati. Ma il popolo iraniano indignato, che si è sollevato più volte per rovesciare questo regime, non arretrerà di fronte alla mafia clericale che governa l’Iran. Il destino dell’Iran sarà scritto dal suo popolo. La resistenza, l’insurrezione organizzata e l’Esercito di Liberazione avranno il ruolo decisivo. Il popolo iraniano ha respinto ogni forma di dittatura e chiede una repubblica democratica fondata su elezioni libere e universali. Il governo provvisorio di sei mesi non ha l’obiettivo di impadronirsi del potere, ma di trasferire la sovranità al popolo iraniano per realizzare proprio questo obiettivo».
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