
RTL 102.5 25.08.2026
Sanzioni all’Iran, Trump non sfida la Cina

Washington ha annunciato un autentico “D-Day economico” contro l’Iran, intensificando drasticamente il regime sanzionatorio con l’obiettivo dichiarato di paralizzare l’economia della Repubblica Islamica. L’amministrazione Trump ha mirato a strangolare le esportazioni petrolifere di Teheran e a isolare il regime dal sistema finanziario globale, prospettando un crollo delle entrate statali e una forte pressione interna, con l’ambizione di modificare radicalmente il comportamento iraniano sulla scena internazionale.
Tuttavia, dietro la retorica muscolare e le minacce di massima pressione, si cela un’importante eccezione strategica che attenua la portata dell’offensiva. Le sanzioni, pur severe, hanno finora deliberatamente evitato di colpire le compagnie e le istituzioni finanziarie cinesi che continuano ad acquistare petrolio iraniano e a mantenere legami commerciali con Teheran. Questa omissione non è casuale, ma rivela una chiara priorità geopolitica.
La decisione di non sfidare direttamente Pechino sul fronte iraniano indica una chiara volontà di Washington di evitare di compromettere i delicati negoziati commerciali con la Cina e di innescare una crisi diplomatica ed economica su larga scala con la seconda potenza mondiale. L’Iran resta un obiettivo, ma non al costo di una rottura frontale con Pechino, limitando di fatto l’efficacia del “D-Day economico” e fornendo a Teheran una cruciale valvola di sfogo per la propria economia.
