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In tre minuti Plus: Netanyahu contro Erdoğan: «Dittatore antisemita, protegge Hamas»

La richiesta della Turchia all’Interpol di emettere mandati d’arresto contro il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e decine di dirigenti del suo paese segna una nuova, pericolosa escalation nel già teso confronto diplomatico tra Ankara e Gerusalemme. Questa mossa, che mira a criminalizzare la leadership israeliana per le operazioni a Gaza, ha immediatamente scatenato una reazione durissima da parte di Netanyahu, il quale ha ribaltato le accuse con veemenza.
Netanyahu ha replicato definendo Erdoğan un “dittatore antisemita” e accusandolo apertamente di “proteggere Hamas”, il gruppo terroristico palestinese responsabile degli attacchi del 7 ottobre. L’etichetta di “dittatore” sottolinea la percezione israeliana di una deriva autoritaria in Turchia, mentre l’accusa di antisemitismo e di supporto a Hamas non è nuova, ma acquista qui un peso specifico inedito, inserita in un contesto di tentativi di incriminazione internazionale. Tale scontro frontale non è solo verbale, ma riflette una profonda divergenza strategica e ideologica sul futuro del Medio Oriente.
L’utilizzo strumentale di organismi come l’Interpol per dispute di natura geopolitica evidenzia la crescente tendenza alla “lawfare” nel contesto internazionale, dove il diritto viene impiegato come arma diplomatica. Le accuse reciproche, cariche di significati storici e religiosi, minano ulteriormente ogni prospettiva di dialogo e alimentano un clima di polarizzazione che si estende ben oltre i confini regionali, mettendo a rischio la stabilità di un quadrante già estremamente volatile. La retorica incendiaria tra i due leader rischia di innescare ripercussioni imprevedibili.
