
Afghanistan, cinque anni dopo: diritti umani e libertà negate sotto i Talebani
Isis Khorasan, la minaccia jihadista cresce tra intelligenza artificiale e propaganda digitale

Secondo un recente report di The Soufan Group, lo Stato Islamico del Khorasan continua a rafforzare le proprie reti tra Afghanistan e Pakistan, sfruttando intelligenza artificiale, criptovalute e comunicazione multilingue per estendere reclutamento e influenza oltre l’Asia meridionale. Secondo un’analisi di The Soufan Group, lo Stato Islamico della Provincia del Khorasan (ISKP) rimane uno degli attori jihadisti più pericolosi dell’Asia meridionale. La pressione esercitata dai talebani in Afghanistan e dalle autorità pakistane non è riuscita a eliminare la sua capacità operativa, ancora radicata lungo l’asse afghano-pakistano. Dopo gli attentati di grande risonanza compiuti nel 2024 in Iran e in Russia, l’organizzazione ha adottato un profilo internazionale meno appariscente, continuando però a consolidare strutture, reti e strumenti d’influenza.Una parte decisiva di questo rafforzamento avviene nello spazio digitale. L’ISKP impiega tecnologie emergenti, intelligenza artificiale e valute virtuali per rendere più efficienti la propaganda, il reclutamento e la raccolta di fondi. La produzione di contenuti in un numero crescente di lingue consente inoltre al gruppo di rivolgersi a comunità molto diverse, superando i confini tradizionali del proprio territorio operativo. La sua rete di reclutamento si estende ormai ben oltre Afghanistan e Pakistan, raggiungendo altre aree dell’Asia centrale e meridionale. Sebbene il nucleo delle attività militanti rimanga concentrato nella regione, numerosi segnali indicano la persistenza di aspirazioni transnazionali. Guerre, rivalità confessionali, instabilità politica e competizione tra governi e milizie sostenute da potenze esterne creano un ambiente favorevole alla radicalizzazione. Anche la volontà manifestata dalla Provincia dello Stato Islamico del Pakistan (ISPP) di rafforzarsi nel Punjab contribuisce ad ampliare il quadro della minaccia. L’ISKP si confronta contemporaneamente con governi, talebani, minoranze religiose e organizzazioni jihadiste rivali. Questa pluralità di nemici viene trasformata in una risorsa comunicativa: il gruppo sfrutta conflitti politici e divisioni settarie per mantenere visibilità, legittimare la propria azione e attrarre nuovi aderenti.
L’apparato mediatico
Un ruolo centrale è svolto da Al Azaim, il principale apparato mediatico dell’organizzazione. La qualità e la varietà dei suoi prodotti permettono alla propaganda dell’ISKP di raggiungere destinatari differenti. I suoi effetti non si limitano all’Asia centrale e meridionale, ma possono contribuire anche alla radicalizzazione di individui e piccoli nuclei estremisti presenti in Europa e in altri Paesi occidentali.L’arresto in Turchia di Ahmet Kazanč, indicato come un importante dirigente regionale dell’ISKP, potrebbe aver colpito sia la macchina propagandistica sia le infrastrutture logistiche attraverso le quali il gruppo mantiene collegamenti tra Oriente e Occidente. Il ricercatore Harold Chambers, citato da Militant Wire, ha sottolineato la possibile rilevanza dell’operazione per il funzionamento complessivo della rete. Tra le articolazioni dello Stato Islamico, l’ISKP si è distinto anche per la rapidità con cui ha iniziato a sperimentare l’intelligenza artificiale. Attraverso la rivista Voice of Khorasan, il suo apparato mediatico ha diffuso indicazioni sull’impiego di questi strumenti, soffermandosi sulla sicurezza operativa, sulle implicazioni tecniche e sulla loro compatibilità con l’interpretazione religiosa promossa dall’organizzazione. Come rilevato nell’analisi di The Soufan Group, pubblicazioni quali Light of Darkness contengono raccomandazioni riguardanti strumenti digitali, sicurezza informatica e protezione delle attività clandestine. Al momento, tali materiali non sembrerebbero includere istruzioni esplicite per utilizzare l’intelligenza artificiale nella preparazione o nell’esecuzione di attentati. La situazione potrebbe tuttavia mutare con l’accumularsi di esperienza e competenze, soprattutto considerando la propensione del gruppo a sperimentare anche criptovalute e altri sistemi di finanziamento virtuale. Nel breve periodo, il vantaggio principale dell’intelligenza artificiale potrebbe riguardare l’automazione della propaganda. La riduzione dei tempi necessari per scrivere, tradurre, produrre e distribuire contenuti permetterebbe infatti all’organizzazione di impiegare altrove uomini e risorse. La capacità di adottare rapidamente nuove tecnologie costituisce, del resto, una caratteristica ricorrente delle formazioni terroristiche più resilienti. L’ISKP non opera come un’entità completamente isolata. In quanto provincia inserita nella struttura globale dello Stato Islamico, può beneficiare di collegamenti, competenze e risorse provenienti da altre articolazioni del movimento. Un caso emblematico è l’attentato di Abbey Gate dell’agosto 2021, nel quale morirono tredici militari statunitensi: l’operazione sarebbe stata finanziata almeno in parte dall’ufficio al-Karrar, struttura dello Stato Islamico basata in Somalia. Questa configurazione decentralizzata rappresenta una difficoltà notevole per le agenzie antiterrorismo. L’organizzazione è distribuita su più continenti e le sue diverse province possono condividere fondi, conoscenze operative e reti logistiche. Il contrasto di una singola cellula o struttura territoriale, pertanto, non interrompe necessariamente i collegamenti con il resto dell’apparato.
A complicare ulteriormente il monitoraggio contribuisce l’assenza di una presenza militare statunitense stabile in Afghanistan
La ridotta capacità di osservazione sul terreno rende più difficile stimare le reali dimensioni dell’ISKP, ricostruire i suoi rapporti con altri gruppi e valutare l’eventuale cooperazione con la Provincia dello Stato Islamico del Pakistan. Gli attacchi suicidi compiuti a Kabul e Islamabad dimostrano che la volontà di destabilizzare l’area non è venuta meno. Contemporaneamente, la propaganda dell’ISKP ha assunto toni sempre più ostili nei confronti della Cina e dei suoi interessi in Afghanistan e Pakistan. La crescita dei progetti collegati alla Belt and Road Initiative aumenta infatti l’esposizione di Pechino e offre ai gruppi jihadisti nuovi obiettivi materiali e simbolici. Questa evoluzione si verifica mentre, a livello internazionale, le risorse politiche e operative destinate all’antiterrorismo rischiano di ridursi. Gli Stati Uniti devono distribuire la propria attenzione tra la competizione con le grandi potenze, le tensioni con l’Iran, il sostegno all’Ucraina e altre crisi internazionali. Di conseguenza, il contrasto alle reti jihadiste occupa oggi uno spazio meno centrale rispetto ai decenni successivi all’11 settembre. Durante la cosiddetta “Guerra al Terrore”, Washington aveva sviluppato capacità particolarmente avanzate per localizzare e neutralizzare i vertici delle principali organizzazioni terroristiche. A quasi venticinque anni dagli attentati del 2001, il rischio evidenziato da diversi osservatori è che stanchezza strategica e sottovalutazione inducano gli Stati Uniti e i loro alleati ad abbandonare la prevenzione in favore di una risposta prevalentemente reattiva. Nel frattempo, l’ISKP continua a rivolgersi soprattutto alle generazioni più giovani attraverso una comunicazione digitale sofisticata, modellata sui linguaggi e sulle piattaforme che esse utilizzano. Il contrasto al jihadismo globale deve quindi essere considerato un impegno di lungo periodo, capace di attraversare più generazioni e di adattarsi alle trasformazioni tecnologiche. La promessa formulata dal presidente George W. Bush pochi giorni dopo l’11 settembre — mantenere ferma la determinazione americana nella lotta al terrorismo — appartiene a un contesto geopolitico ormai profondamente mutato. La moltiplicazione delle crisi ha spostato al-Qaeda, Stato Islamico e altre reti estremiste ai margini dell’agenda internazionale. L’esperienza maturata negli ultimi decenni suggerisce tuttavia che, in assenza di una pressione costante e preventiva, queste organizzazioni conservano la capacità di riorganizzarsi, innovare e tornare a colpire.
