
Non Stop News RTL102.5 (21 Marzo 2026)
Missili iraniani verso Diego Garcia: l’Europa entra nel raggio d’azione

Il lancio di due missili da parte dell’Iran contro la base anglo-americana di Diego Garcia, a circa quattromila chilometri di distanza, ha messo in luce capacità balistiche più avanzate di quanto molti osservatori avessero ipotizzato, oltre a una leadership ormai meno incline a mantenere un profilo prudente. L’episodio segna infatti un passaggio significativo nella postura strategica della Repubblica islamica. L’azione, avvenuta nelle prime ore di venerdì, rappresenta il primo impiego operativo di missili balistici a raggio intermedio da parte di Teheran, vettori potenzialmente in grado di raggiungere ampie porzioni del continente europeo. In passato l’amministrazione guidata da Donald Trump aveva indicato proprio lo sviluppo di tali sistemi – ritenuti in prospettiva capaci di trasportare testate nucleari fino al territorio statunitense – tra le motivazioni per un possibile intervento militare.Fino a poche settimane fa, i vertici iraniani sostenevano di aver volontariamente limitato la portata dei propri missili a circa metà della distanza che separa il Paese dall’isola dell’Oceano Indiano. I due vettori lanciati non hanno tuttavia centrato l’obiettivo: uno avrebbe avuto un malfunzionamento in volo, mentre l’altro sarebbe stato intercettato o neutralizzato da un sistema antimissile statunitense, secondo quanto riportato da fonti americane citate dal Wall Street Journal.Nonostante l’esito, la dimostrazione tecnica evidenzia un salto di qualità nella capacità di proiezione militare oltre il Medio Oriente. Secondo diversi analisti, la scelta di colpire Diego Garcia indica anche un cambiamento nel processo decisionale iraniano, sempre più orientato verso opzioni di deterrenza diretta.
L’aspetto che più inquieta le capitali europee riguarda proprio la portata potenziale di questi vettori. Se Teheran è stata in grado di tentare un lancio su una distanza simile, significa che una parte consistente del territorio europeo rientra teoricamente nel raggio dei missili balistici a raggio intermedio iraniani. Come evidenziato dal Wall Street Journal, la minaccia missilistica verso l’Europa, finora considerata ipotetica, viene ora percepita come concreta, poiché la base di Diego Garcia si trova a una distanza paragonabile a quella che separa l’Iran da capitali come Londra o Parigi. Non si tratta soltanto di un’evoluzione tecnologica, ma di un cambiamento strategico: città come Atene, Roma, Berlino o Parigi potrebbero diventare obiettivi teoricamente raggiungibili. Anche se l’affidabilità operativa resta da verificare, il semplice fatto che tali sistemi siano stati testati su distanze così elevate modifica il quadro della sicurezza continentale, aumentando la pressione sui sistemi di difesa antimissile europei e introducendo un nuovo elemento di deterrenza. Da tempo le capitali europee temono un ampliamento dell’arsenale missilistico iraniano. I lanci trasformano quindi una minaccia teorica in uno scenario più concreto, mentre le tensioni diplomatiche continuano ad aumentare. Il ministro degli Esteri iraniano ha accusato il Regno Unito di mettere a rischio i propri cittadini consentendo l’uso delle basi britanniche nelle operazioni militari.
In risposta all’episodio, Londra avrebbe ampliato l’accesso degli Stati Uniti alle proprie installazioni militari globali, con l’obiettivo di colpire eventuali piattaforme di lancio iraniane e proteggere le rotte marittime internazionali. Allo stesso tempo, analisti indipendenti ritengono che i missili impiegati possano essere stati adattati da vettori originariamente concepiti per programmi spaziali. La complessità di una simile conversione suggerisce una pianificazione precedente al conflitto in corso. Resta tuttavia incerto se tali sistemi possano garantire una capacità operativa affidabile su distanze così elevate, considerando le difficoltà tecniche legate allo stress aerodinamico dei voli a lungo raggio.Secondo diversi esperti, il cambiamento più rilevante riguarda però l’approccio strategico iraniano. In passato Teheran aveva risposto alle tensioni con Stati Uniti e Israele in modo calibrato per evitare escalation. Le pressioni interne, la crisi economica e le perdite nella catena di comando avrebbero invece spinto la leadership verso una postura più assertiva, nel tentativo di rafforzare la deterrenza. Diversi analisti sottolineano che l’Iran possedeva già le competenze tecniche per sviluppare missili a raggio intermedio, ma finora era stato frenato da considerazioni politiche. Il superamento di questa soglia aumenta anche le preoccupazioni legate al programma nucleare, con il rischio di una strategia di deterrenza più ampia nel caso in cui il regime decidesse di proseguire lungo questa traiettoria.
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