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In tre ⏰minuti: Acerbo e Crisanti, le frasi choc su Hamas

Le recenti dichiarazioni di Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista, sul “diritto di inneggiare ad Hamas” e al 7 ottobre 2023, hanno scatenato una bufera politica. Affermare la legittimità di sostenere un’organizzazione terroristica e celebrare atti di brutalità contro civili non è solo una provocazione, ma una pericolosa distorsione della realtà. Tali parole hanno acceso un dibattito aspro, svelando crepe profonde nel “Campo largo” e sollevando interrogativi sulla capacità di condannare univocamente il terrorismo.
La reazione non si è fatta attendere. Il senatore Carlo Crisanti ha preso nettamente le distanze, definendo le affermazioni di Acerbo “inaccettabili”. Questa posizione evidenzia la spaccatura nell’area progressista italiana, dove la solidarietà con la causa palestinese rischia di confondersi con la giustificazione delle azioni terroristiche di Hamas. Il 7 ottobre non fu resistenza legittima, ma un pogrom barbaro, un attacco premeditato contro innocenti. Minimizzare o approvare tale atrocità equivale a rinnegare i principi fondamentali dell’umanità.
Come esperto di sicurezza internazionale, non posso che sottolineare la gravità di tali esternazioni. Giustificare l’apologia di atti terroristici, anche sotto il velo della libertà di espressione, crea un precedente pericoloso. Normalizzare la retorica dell’odio e della violenza mina ogni sforzo per la pace. È un monito serio non solo per il dibattito interno, ma anche per la posizione dell’Italia nel consesso internazionale, dove la condanna del terrorismo deve essere un punto fermo e non negoziabile. Ogni ambiguità è un regalo ai fautori della violenza.
