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Rapporto spagnolo: «L’assalto a Ceuta e Melilla sarebbe stato coordinato dall’Algeria attraverso i social»

Un’analisi realizzata dall’esperto di intelligence José María Gil Garre sostiene che l’ondata migratoria verso le enclavi spagnole non sarebbe stata spontanea ma il risultato di una campagna digitale pianificata. Il rapporto parla di gruppi WhatsApp, TikTok e di un coordinamento riconducibile a numeri telefonici con prefisso algerino. Un rapporto elaborato dall’analista spagnolo specializzato in intelligence e terrorismo José María Gil Garre sostiene che la recente crisi migratoria che ha interessato le enclave spagnole di Ceuta (Sebta) e Melilla non sarebbe stata il risultato di un movimento spontaneo di migranti, bensì l’esito di una campagna di coordinamento digitale organizzata e diretta attraverso i social network. Secondo lo studio, rilanciato dal quotidiano marocchino Le360, dietro l’assalto alle frontiere ci sarebbe una struttura operativa che avrebbe utilizzato piattaforme online e servizi di messaggistica per pianificare e dirigere le azioni sul terreno.
L’analisi si basa su tecniche di intelligence open source (OSINT) e ricostruisce quella che viene descritta come una vera e propria operazione di influenza, disinformazione e mobilitazione. Il rapporto citato dal quotidiano spagnolo La Razon, individua il presunto centro di coordinamento in un amministratore che operava attraverso linee telefoniche con prefisso internazionale +213, corrispondente all’Algeria. Secondo l’autore, tale elemento rappresenterebbe il nodo di comando dell’intera operazione, distinguendosi dagli altri utenti dei social, considerati semplici amplificatori della campagna. Uno degli aspetti ritenuti più significativi riguarda l’utilizzo di gruppi WhatsApp dedicati all’organizzazione delle partenze. Il primo, denominato «Hijma Kiraj Sebta» («Assalto per attraversare verso Ceuta»), sarebbe stato creato il 28 luglio. Dopo il rafforzamento dei controlli lungo la frontiera di Ceuta, lo stesso amministratore avrebbe aperto un secondo gruppo, chiamato semplicemente «Hijma» («Assalto»), con l’obiettivo di spostare rapidamente la pressione migratoria verso Melilla. Secondo il rapporto, questa capacità di modificare gli obiettivi in meno di ventiquattro ore costituirebbe uno degli elementi che dimostrerebbero l’esistenza di una regia centralizzata.
L’indagine attribuisce inoltre all’amministratore un ruolo operativo nella gestione delle persone coinvolte. Attraverso i messaggi diffusi sui canali di comunicazione sarebbero state fornite istruzioni dettagliate su come eludere i controlli delle forze di sicurezza. Tra le indicazioni figurerebbero la suddivisione dei partecipanti in piccoli gruppi per aggirare i posti di blocco, la sincronizzazione degli spostamenti subito dopo l’ultima preghiera serale e perfino lo spegnimento dei telefoni cellulari durante la notte per evitare eventuali attività di localizzazione. Sempre secondo il rapporto, tali istruzioni avrebbero avuto anche lo scopo di rafforzare psicologicamente i partecipanti e incoraggiarli a tentare il passaggio nonostante la presenza delle forze dell’ordine. Accanto ai servizi di messaggistica, TikTok avrebbe svolto un ruolo centrale nella diffusione della campagna. L’analisi sostiene che alcuni account collegati allo stesso numero telefonico algerino avrebbero pubblicato video accompagnati dallo slogan «La frontiera non è la fine», mentre il profilo «Haraga El Ghorba» avrebbe raggiunto circa sette milioni di visualizzazioni, contribuendo ad amplificare il messaggio e ad attirare nuovi partecipanti.
Nelle conclusioni del documento, Gil Garre afferma di avere raggiunto un «elevato livello di confidenza» nell’individuare l’esistenza di una campagna di coordinamento tattico, la specializzazione dei diversi canali digitali e la localizzazione dell’amministratore sotto il prefisso telefonico algerino. Secondo il rapporto, quanto accaduto alle frontiere ispano-marocchine rappresenterebbe un esempio di guerra ibrida, nella quale strumenti digitali vengono utilizzati per orientare movimenti di massa e creare pressione politica e di sicurezza. La pubblicazione del rapporto si inserisce in un contesto già segnato da forti polemiche sulla gestione dell’emergenza. Il Ministero dell’Interno marocchino ha sostenuto che gli eventi non siano stati spontanei, attribuendoli a campagne di disinformazione online, reti di trafficanti di esseri umani e interpretazioni fuorvianti di alcune decisioni giudiziarie spagnole. Rabat ha inoltre riferito che oltre 41.000 persone si sarebbero dirette verso Ceuta e Melilla durante la crisi e ha confermato undici vittime negli scontri e nei tentativi di attraversamento della frontiera. A rendere ancora più acceso il dibattito è intervenuto anche il tema della sicurezza. Il sindacato della Polizia Nazionale spagnola ha denunciato che, durante i controlli effettuati dopo l’ondata migratoria, gli agenti avrebbero individuato alcuni immigrati irregolari già espulsi in passato verso il Marocco perché sospettati di legami con il jihadismo. Secondo quanto riportato da media spagnoli, tra le persone identificate vi sarebbero soggetti già arrestati o monitorati dalle autorità antiterrorismo. Le informazioni non sono state confermate ufficialmente dal Ministero dell’Interno di Madrid, che continua a sostenere che la situazione a Ceuta sia tornata sotto controllo. Le dichiarazioni del sindacato, tuttavia, hanno riacceso le critiche nei confronti del governo di Pedro Sánchez, accusato dalle opposizioni e dalle organizzazioni di polizia di minimizzare la portata della crisi e le possibili implicazioni sul piano della sicurezza. Le conclusioni contenute nel rapporto di Gil Garre rappresentano le valutazioni del suo autore e non risultano, allo stato attuale, confermate da inchieste giudiziarie indipendenti o da una presa di posizione ufficiale delle autorità spagnole. Ciò nonostante, il documento alimenta il confronto politico e diplomatico sulle cause dell’assalto alle enclavi spagnole e sul possibile utilizzo dei social network come strumento di mobilitazione di massa e di pressione geopolitica nel Mediterraneo occidentale
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